THE FDSB

The article of Marzio Panattoni gets a deeper knowledge of Llewellins history and tells with personal events when he started to breed them with the 'del Pianone' kennel name

She was fluttering between the tables of the restaurant of Offenbach, in a bright turquoise suit, scattering smiles and greetings all over the room. It was Remo Tempestini who introduced me to Marie Thérèse a Goes. La invitai a sedersi con noi  e sapendomi interessato, subito iniziò a spiegarmi i suoi cani: “…i famosi setter Llewellin” come li chiamava lei. Mi raccontò che proprio quell’anno ricorreva il 150° anniversario di purezza della razza perché dai tempi di Laverack e Llewellin appunto, a quel giorno,  erano stati allevati sempre nell’ambito della stessa famiglia senza alcuna immissione di sangue estraneo. La cosa subito mi affascinò, ma per fare l’esperto (leggi pure cretino) le chiesi se, a quel punto, non fosse il caso di uscire, di rinsanguarli.  Mi fissò per un attimo in silenzio atteggiando le labbra al  compassionevole sorriso di chi capisce che non hai capito e alzandosi ricordo mi disse: “Monsieur, vous aimez les cocktail, moi j’aime l’Armagnac”.
Girò sui suoi tacchi e riprese a svolazzare da un tavolo all’altro spargendo sorrisi e saluti per tutta la sala.
C’era in quei giorni a Offenbach la Coppa Europa e tra un turno e l’altro ebbi modo di rivederla, cercando di riallacciare il discorso, ma mi snobbava, l’avevo certamente delusa.

Tutto era cominciato l’anno prima al Mezzano, quando in un turno in  coppia col mio Astro, vidi un setter dallo strano e lunghissimo nome: “Romulus Wind’Em D’Urlain Pré”. Proprietario L. Baso, allevatore M. T. a Goes, avevo letto sulla lista dei partecipanti alla Libera Setter di Ostellato. Il cane in sè, non mi era parso trialler superbo,  ma certo era di un’eleganza assoluta,  si muoveva con una morbidezza per quei tempi inusuale e fermava in una posa plastica facendo un arco perfetto all’insù dalla punta  naso alla coda. Tutto subito m’incuriosì e cominciai a interessarmene. Tempestini mi raccontò qualche cosa, ma il più lo trovai sulle vecchie Rassegne.

Un paio d’anni dopo la Coppa a Offenbach, di ritorno dalle gare in Scozia, mi fermai in Belgio a cercare di rincontrare l’allevatrice di quel setter che tanto mi era piaciuto. La  trovai nella sua casa di Longueville e  con mia grande sorpresa, mi riconobbe subito.  Ricordava perfettamente quello che le avevo detto quel giorno al ristorante in Germania  e mi accolse più con curiosità che con sospetto. Ma stavolta c’intendemmo presto e nacque tra noi un cinofilo idillio.
Passai in seguito intere giornate in quella casa nel Brabant, tra cani e falconi a parlar di genealogie, di Humphrey, di Llewellin, di moor, di grouse, di falchi…..Sì, Marie Thérèse a Goes amava la falconeria come me, ma  più ancora come Humphrey.
Era infatti stata la falconeria a farle conoscere Monsieur Anfré, come, con molto sussiego, lo chiamava lei e i cani di conseguenza . Aveva passato lunghi periodi a Longmind Moor cacciando, allenando e preparando cani e falconi, ma soprattutto, puntualizzava lei, imparando dal grande maestro.  Certo era un pozzo di conoscenza e di scienza cinofila e ascoltarla era come sentire  un allevatore di altri tempi. Sembrava che parlasse per bocca di Humphrey che mi raccontava la storia di questi affascinanti Setter Llewellin.

The very glorious Family started when Llewellins quando alle prove di Shrewsbury del 1871 comperò da Thos Statter, i vincitori della prova di coppie Dan e Dick, figli di un fortunato accoppiamento tra una cagna di Statter appunto,  Rhoebe  ¾ di sangue  Southesk e ¼  Gordon, vincitrice in esposizione e di Duke, un cane di Barcklay Field  vincitore di prove sul terreno.
C’è a proposito di questo Duke un particolare curioso. Duke era figlio di Duck di Sir F. Graham di Netherby  e di  Slut  una cagna di Sir Vincent Corbet di Acton Rainold. E’ interessante notare che i paesi di Netherby e Acton Rainold fossero vicinissimi a Carlisle, località da cui provenivano i primi cani di Laverack,  Old Moll e Ponto. È lecito quindi supporre, considerati i tempi, che Duke e i Laverack avessero la stessa origine.
A quei tempi infatti, i cani venivano riconosciuti più per famiglie che per singole genealogie. Così i cani di Lord Ossulton per esempio, erano la razza di Lord Ossulton e basta, indipendentemente dagli accoppiamenti che questi avesse fatto, così come per i cani di Southesk  o di Lord Lovat o quelli del Duca di Gordon e così via.

 It is not good to forget the fact that it is due to Edward Laverack l’abitudine alla  codificazione scritta dei pedigree, così come la conosciamo e la pratichiamo ancor oggi,  per ricordare l’effettiva parentela di un cane. Per meglio capire la situazione, bisogna poi pensare che allora, al di fuori di Laverack e poi di Llewellin,  la trasmissione delle genealogie avveniva per la più parte in modo orale e solo  dei cani particolarmente famosi  si trovano abbozzi di pedigree che, generalmente si limitano  alla seconda, a volte terza generazione, ma per lo più incomplete o poco comprensibili. Spesso lo stesso cane è  segnalato con nomi diversi.
Una volta con un affisso dell’allevatore, un’altra con una genealogia parzialmente diversa, un’altra ancora con solo l’affisso del proprietario e così via, per l’abitudine appunto di tramandare le genealogia solo mnemonicamente..
Lo stesso Llewellin, ad esempio, riporta in alcuni suoi pedigree come puri Laverack, i cani del Cap. Ramsey, gli Islay, solo perché il padre del Capitano aveva per anni cacciato con Laverack nell’isola di Islay appunto e da questi  aveva  avuto a quel tempo alcuni soggetti.
Llewellin accoppiando  Dan e Dick, ma direi quasi solo Dan, con le sue femmine Laverack e in seguito la sorella Dora con gli stalloni Laverack,   diede origine alla famiglia che da lui prenderà il nome, producendo subito una serie impressionante di cani  fortissimi, molti dei quali vennero esportati a prezzi favolosi in America.
I sorprendenti risultati di questo connubio furono così eclatanti che Llewellin fece incetta delle femmine Laverack disponibili per allargarne la famiglia.
Così anche altri allevatori, Statter e Armstrong su tutti, copiarono e accoppiando i figli di Duke e Rhoebe (se ne contano in tutto 19 nelle varie cucciolate) con i Laverack contribuirono a produrre quel nuovo tipo di cane da prove di grandissime doti pratiche  e estetiche per i quali gli Americani istituirono persino una registrazione separata che continua  tutt’oggi: “Llewellin Setter”. 
Questa larga disponibilità di discendenti dall’originario accoppiamento Duke-Rhoebe X Laverack, permise quell’inbreeding di cui Llewellin prima, gli Americani,  Humphrey e i continuatori di quest’ultimo poi,  fecero la bandiera di questa famiglia di setter.
Gli allevatori, i grandi allevatori sanno quale facilitazione dia la possibilità di lavorare su un vasto numero di soggetti seppur di medesimo ceppo. Cosicché l’iniziale in-breeding diventa dopo poche generazioni, facilmente line-breeding, permettendo persino di fissare sottofamiglie distinte e se vogliamo anche nettamente separate. Fu, sempre restando nell’ambito di questo gruppo, che allevatori del calibro di Harley e  di Turner, non partecipando essimai alle prove, selezionarono una loro propria “razza” diciamo “da caccia,” che servì spesso per  
Llewellin, inoltre, giocando sulla percentuale di sangue Laverack, divise i suoi cani in Dashing, Bondhu, Wind’em e Count.
Humphrey in Horsford, Dashing-Bondhu e Wind’Em.

Ma la storia di questa “razza” fu fatta come dicevo, più che altro dagli Americani. Fu infatti là, dove più che mai occorrevano cani veloci a cerca vastissima  da poter seguire a cavallo negli infiniti territori di quel Paese, e dalle importazioni dei primi fortissimi Count Noble, Gladstone, Druid, Leicester ecc., fu fissato quel tipo di setter da prove che inizialmente venne appunto chiamato Field Trial Setter, ma poi definitivamente Llewellin Setter dal nome del canile di origine.
In patria si continuò a produrre soggetti di gran marca, direi quasi solo per il ricco mercato americano, ma l’esportazione dei migliori finì presto per impoverire in patria la razza e si dovette ricorrere alla reimportazione. Llewellin in primis, ma moltissimi altri allevatori di setter comprarono in America cani discendenti del primitivo accoppiamento Duke-Rhoebe x Laverack per rinsanguare i loro canili e contribuire  in maniera così determinante alla formazione del setter 

Certo, gli Americani volevano cani che fermassero in piedi e con la coda ben all’insù ( twelve o’clock), come dire, una bandiera che spuntasse dalla vegetazione della prateria, ma questi erano portatori di qualità venatorie straordinarie che stravolsero l’allevamento europeo. Westdown Turvie era per più di ¾ Llewellin con molto sangue Americano e Lingfield Mistic  lo era per più del 60%  tanto per citare due sconosciuti.
Morto Llewellin, William Humphrey che ne era stato discepolo prediletto, comprò dagli Stati Uniti dove in quel momento si trovava per le gare, tutto il canile del suo maestro e in epoche successive vi aggiunse anche i cani di Harley e poi quelli di Turner, riunendo così sotto il suo affisso tutti i soggetti puri in Gran Bretagna e forse in Europa.
Gli anni seguenti l’ultimo conflitto mondiale videro da parte di Humphrey una straordinaria produzione di cani di ottima qualità molti dei quali fecero in Gran Bretagna la  struttura portante e la fama dei new emerging kennels.
Anche in Italia arrivarono parecchi puri Llewellin, molti dei quali con affissi diversi: Waygood e Sharnberry su tutti, che contribuirono al miglioramento dei nostri più importanti allevamenti: i Ticinensis  i Crismani  i Del Volo tra i più noti.

But returning to the story and to the modern Llewellin:
William  Humphrey morì nel ’63, lo stesso giorno in cui fu ucciso il presidente Kennedy, lasciando parte dei suoi cani a Padre Bannon, un prete cattolico irlandese, parte a Mister Wolstenholm di Johannesburg in Sud Africa e parte a Marie Thérèse a Goes in Belgio.
E qui, in Belgio, dopo un vero e proprio interrogatorio di due giorni, ottenni finalmente la mia prima cucciolina pura Llewellin: Scarlet Wind’Em d’Urlain Pré
Subito Scarlet scatenò tutte le mie fantasie di cacciatore-cinofilo-allevatore. Già me la sognavo arrampicata su un ghiaione in ferma su una covata di cotorne, o in morbida azione spazzolare il grano della “Cementifera”, o circondata da una nidiata di figli di Romulus…..
Ma si sa, le cose non vanno sempre nel verso sperato. La cagnina che mi faceva sognare si rivelò ….modesta, il signor Baso, che signore non fu, mi negò ripetutamente la monta di Romulus e tutti i miei sogni di continuare il lavoro di Humphrey vennero relegati nel solito cassetto.
Ma una cucciolata la volevo fare e Remo Tempestini mi segnalò un buon cane puro nel suo canile in Toscana. I pochi cuccioli che nacquero fecero quasi tutti una fine drammatica. Il mio Scottie che a nove mesi fermava le beccacce come un cane vecchio, venne ammazzato incolpevole di una strage di polli. Sila avvelenata per volgari gelosie di .… cacciatori. E gli altri suppergiù.
Sonnet restò unica superstite di un miraggio cinofilo. Ma Sonnet, che a guardarla  del setter aveva solo il certificato, ci stupì tutti intorno ai tre anni diventando qualcosa di molto vicino a quella cagna che avevo sognato.
In montagna volava, con un fondo fin allora mai visto nei nostri setter e, alle non eccelse qualità olfattive, sopperiva con un’astuzia venatoria impareggiabile, la ferma solidissima, un riporto e un recupero da ricordare. Candidati al matrimonio non ce n’erano se non in Belgio e la cosa venne per il momento accantonata.
Un giorno però scoprii sul “Libro delle Origini” che un signore di Reggio Emilia aveva importato dal Sudafrica un puro Llewellin: Rockford Josh Wind’Em. Fu per me la notizia che riaccese la passione. Il dottor Morsiani, padrone di Josh mi mise a disposizione il cane con grande signorilità e presto diventammo inevitabilmente amici.
Da quell’accoppiamento nacquero cinque fortissimi cani da caccia in montagna: su tutti il mio vecchio potentissimo Count e  l’unica straordinaria femmina Fly. 

Marzio Panattoni estate 2007

Now Count and Fly del Pianone are in the pedigrees of some important American Llewellins .and history goes on. Translation in English by Jan Salini

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